La Psicoterapia della Gestalt

La Psicoterapia della Gestalt mette al centro della realtà l’esperienza dell’individuo: la persona non può scegliere quello che sente, ma in modo responsabile può scegliere come reagire.

La questione principale quindi, non è quella di seguire la propria natura o le norme culturali, bensì ciò che diventa importante è essere padroni delle proprie scelte attraverso la propria personale responsabilità, in modo da esserne soddisfatti.

Questo dà ad ognuno la possibilità di creare qualcosa di nuovo e allo stesso tempo comporta l’obbligo di monitorare la propria esistenza e le proprie relazioni.

L’approccio gestaltico è considerato un approccio ateoretico nel senso che non è rigidamente determinato da un impianto teorico che prevede l’esperienza: il legame tra causa ed effetto non viene visto in modo biunivoco e quindi il comportamento dell’individuo non deriva necessariamente da meccanismi psichici oggettivi.

La conoscenza ha due basi: una digitale, che è il pensare, ed una analogica, il sentire.

Il modo in cui causa ed effetto possono essere legate dipende in gran parte dalla creatività del soggetto.

La percezione è un atto intenzionale e sua caratteristica è la scelta: ciò che è stato visto dipende dal fatto che si è guardato con l’intenzione di vederlo perché utile per il soddisfacimento dei propri bisogni.

Ciò che va ricercato è quindi il bisogno per cui una certa cosa si è vista, e questo non può essere fatto attraverso un processo deduttivo.

Un altro dei punti principali della PdG è la dinamica figura-sfondo intesa non solo dal punto di vista spaziale, ma anche da quello temporale: per riuscire ad orientarsi è necessario un orizzonte, ovvero una linea immaginaria dove cessa la percezione e si inizia appunto a immaginare.

Dal punto di vista temporale, l’orizzonte è il futuro in cui si inizia a fantasticare, a giocare con i propri sogni, a illudersi su quello che sarà la nostra vita in seguito al nostro comportamento.

Questo è importante perché permette di dare un senso a ciò che facciamo per riuscire magari ad avere un futuro apprezzabile.

È grazie ai nostri sogni, a quanto crediamo ad essi e al coraggio che abbiamo di rincorrerli che riusciamo a fare passi avanti.

La mancanza di sogni è sinonimo di depressione.

Ciò che è importante a mio avviso è non confondere comunque la realtà con la fantasia: riuscire sì a sognare ma farlo con i piedi per terra cercando continuamente di procedere a piccoli passi verso la meta che si vorrebbe raggiungere, rielaborando di volta in volta l’illusione, portandola a verifica e magari modificandola in base alle nostre possibilità.

Da un punto di vista metaforico un’illusione potrebbe essere simile ad una stella nel cielo, che è vero non può essere raggiunta, ma in ogni caso può indirizzarci verso il nord o qualsiasi altro punto si voglia raggiungere. Così non bisogna perdere di vista lo scopo per cui si sogna e le modalità con cui si porta avanti il sogno: ognuno sceglie ciò che gli pare e ne paga le conseguenze.

In psicoterapia non è importante chiedersi se un’illusione è vera o falsa, piuttosto se vale la pena di darsi da fare per farla esistere. Idealmente ogni volta che perdiamo la rotta, inciampiamo o cadiamo, dovremmo avere la capacità di rialzarci e in modo creativo, riprendere il cammino, magari cambiando strada e pur sempre con l’obiettivo finale di arrivare alla meta stabilita. Nella vita pratica è più facile a dirsi che a farsi e compito della psicoterapia diventa proprio questo accompagnare il soggetto nel suo viaggio per aiutarlo a rialzarsi e a fargli prendere le sue responsabilità.

Ciò che l’individuo deve ricercare è il gusto per l’esperienza dove è buono ciò che lo è effettivamente per lui e non ciò che è codificato come tale. Il terapeuta si esprime con il linguaggio che possiede il paziente, senza troppe pretese, ciò che è importante è fargli capire la differenza tra “l’esprimersi” e “il parlare di qualcosa”, tra verbale e non verbale, tra pensiero analogico e digitale.

Con le parole si parla di qualcosa, esprimere qualcosa è nettamente un’altra storia: è un utilizzare il sentito, attraverso gesti e parole per richiamare il sapore dell’esperienza a cui si riferiscono.

Ci si può esprimere in molti modi: attraverso il disegno, la pittura, la danza, la musica, il teatro e in questo senso l’arte diventa una modalità di relazione che favorisce l'espressione attraverso sia il linguaggio verbale che quello non verbale in una panoramica che mette a fuoco l'importanza del linguaggio del corpo come universale mezzo di comunicazione di tutti gli esseri umani.

Quello che è importante dell’arte è la sua capacità di trasportare l’essere umano in una sorta di mondo parallelo in cui magari si permette di sognare e si concede nuove possibilità.

Questo, a mio avviso, è il nocciolo della questione: riuscire a vedere la vita come un’opera d’arte in cui attraverso la creatività si cerca di trovare soluzioni originali all’irruzione delle pulsioni, o emozioni che siano.

L’arte-terapia diventa la forma dove qualità etica ed estetica sono ugualmente importanti e per questo è una forma d’arte particolarmente adatta ad ogni forma di seduta.